Capitolo
8
<<Non
credi sia ora di smetterla?>> esclamò una voce.
Demis
non credeva alle proprie orecchie. C'era un'altra persona oltre a
loro tre. "Che storia è questa?" pensò allibito. Da
quanto tempo era lì?
Probabilmente
aveva assistito a tutta quella manfrina senza nemmeno intervenire.
E
soprattutto... Che cosa intendeva dire? Demis non ci capiva più
niente.
Sembrava
tutto così irreale eppure il dolore pungente provocato dalle catene
e il suo corpo indolenzito non erano frutto dell'immaginazione;
quindi
che cosa stava succedendo? e chi era quella gente?
La
donna a cui apparteneva la voce, pareva spazientirsi sempre di più.
<<Forza>> disse avvicinandosi a loro <<non abbiamo
tempo da perdere gli altri stanno aspettando qua fuori. Tirali giu, è
tempo di andare.>>
Lo
sconosciuto sembrò borbottare delle frasi sommesse poi Demis si
sentì cadere nel vuoto e un attimo dopo ci fu il colpo.
L'impatto
con il pavimento non fu dei più morbidi e gli ci volle qualche
minuto per riprendersi. Intanto senti due mani afferrare le catene e
liberarlo dalla morsa di quella ferraglia.
<<Che
cosa significa tutto questo?>> Anca doveva essere sorpreso
tanto quanto lui. Si misero a sedere e poterono togliere la benda
dagli occhi;
la
vista impiegò del tempo a tornare.
Se
non avesse avuto gli occhi bendati avrebbe anche potuto abituarsi al
buio ma era stato costretto a tenerli chiusi, e per questo fece
fatica.
Ma
come tolse la benda, nonostante fece passare dei minuti prima di
aprire gli occhi, rimase comunque accecato.
C'era
una luce fortissima. Possibile che fosse giorno?
<<Per
quanto tempo siamo rimasti qua?>> chiese.
L'uomo
incappucciato rise. Rise cosi forte e ininterrottamente per svariati
minuti finche non si decise a riprendere fiato.
Si
asciugò una lacrima e, sospirando, guardò i due ragazzi.
<<Siete
rimasti qui tutta la notte. Se non fosse per questa seccatura, vi
avrei uccisi. Ma forse è meglio così, almeno mi divertirò ancora
con voi>>.
Non
appena furono in grado di vedere, Demis e Anca cercarono il volto dei
due.
<<Che
razza di scherzo è questo?>> Anca stava urlando contro
Michele.
Con
le mani chiuse nei pugni stretti e i denti digrignati, faticava
davvero tanto a trattenersi dal prenderlo per il collo e spaccargli
la faccia contro un muro. Demis li fissava immobile.
Michele
invece continuava a provocarli. <<Se non fosse stato per la
seccatura che mi ha interrotto, voi sareste già morti>> disse
indicandola.
Danara
sospirò. Odiava quelle scenate di Michele. Ogni volta che glielo
affiancavano finiva così.
Si
appoggiò al muro con la schiena e incrociò le braccia al petto.
<<Direi
che il piano è riuscito abbastanza, Michi. Recupera le tue cose e ce
ne andiamo>>.
Demis
e Anca la guardarono. <<Dana, ma che sta succedendo? Di che
piano state parlando?>>
All'esterno,
un forte rumore di clacson richiamò l'attenzione di tutti.
Dana
si avviò fuori. <<Sbrigatevi. Non abbiamo più tempo.>>
Nessuno
si mosse.
Anca
e Demis erano stanchi della situazione assurda che stavano vivendo.
Alla fine sbottò con rabbia, come c'era da aspettarsi, e disse:
<<Io
da qui non me ne vado. Ci dovete una spiegazione>>
"Oh,
ma dai!" Non ne poteva davvero più. Stavano perdendo un sacco
di tempo prezioso. Alla fine decise. Anche a costo di andarsene senza
di loro sarebbe salita su quella macchina. Sicuramente il capo si
sarebbe infuriato ma non poteva compromettere di certo il futuro di
una missione cosi importante.
Dana
scosse la testa. <<Fa quello che ti pare...Michi, andiamo>>
Uscì
dal magazzino infuriata. Quando salì in macchina, gli altri non
dovettero nemmeno chiedere il motivo della sua rabbia. Dopo pochi
minuti di silenzio fu lei stessa a dire che avrebbe lasciato loro
solo due minuti per decidere.
Fortunatamente
non ci fu bisogno: Demis, uscì deciso e Anca era con lui.
Finalmente
si tornava a casa.
La
mattinata arrivò presto. Alex e Mascella non avevano dormito per
niente.
Dopo
aver girato in lungo e in largo a cercare Draculia, alla fine la
trovarono che correva verso di loro con aria preoccupata.
Tornarono
a casa di Mascella, dove la moglie, dopo aver messo a letto il
bambino, aveva offerto loro qualcosa di caldo da mangiare.
Durante
il pasto, nessuno fiatò. Regnava il silenzio più totale; silenzio
che venne presto spezzato dalla donna.
<<Avrete
sicuramente molto di cui parlare, perciò vi lascio da soli>>.
Salutò
i due ragazzi, invitandoli a passare ancora a trovarli, diede un
bacio sulla fronte delmarito e infine andò a riposare.
Non
appena terminarono di mangiare, decisero che era arrivato il momento
di affrontare la questione. Così restarono lì, a parlare per tutta
la notte di ciò he era accaduto, finchè Draculia non si addormentò.
Stava
con le braccia incrociate sul tavolo e la testa che vi poggiava
sopra.
Alex
pensò che doveva essere davvero stanca. Le scostò una ciocca di
capelli ricci dagli occhi con delicatezza. "A dir la verità, lo
siamo tutti e tre".
Le
mise il mantello sulle spalle, poi si accasciò contro lo schienale
della sedia.
<<Pensi
che si possa trattare di spie? Magari mandate a recuperare
informazioni..>>
Mascella
parve dubbioso.
<<Perchè
lasciarla andare? soprattutto senza informazioni utili per delle
spie>>
Alex
pensò che doveva aver ragione, era davvero strano. Eppure non sapeva
più cosa pensare di quella situazione. Se davvero si fosse trattato
di spie, l'avrebbero rapita. Invece non le avevano chiesto nulla da
lasciar pensare che si trattasse di qualcuno che aveva intenzione di
nuocere alla gilda.
<<Sarà
meglio parlarne con Loris e Roda, non credi?>> disse Mascella.
Alex
annuì. Guardò distrattamente il fuoco, mentre i pensieri lo
assalivano.
La
brace era ormai del tutto consumata e il tepore accogliente che aveva
generato fino ad allora stava svanendo. Di tanto in tanto, sulla
superficie del legno, serpeggiava una venatura di scintille dorate.
Il ceppo era quasi del tutto arso, scricchiolava sotto le flebili
fiamme che Mascella di tanto in tanto tentava di ravvivare, poi si
spezzò in due. Quando entrambi i pezzi divennero cenere, il sole
stava facendo capolino dietro le montagne.
Alex
si alzò e svegliò Draculia <<E' ora di tornare a casa>>
Quando
la ragazza uscì, Mascella fermò Alex afferrandolo per il braccio.
<<Tienila
d'occhio e fate attenzione>> lo lasciò andare e aggiunse <<Ci
vediamo tra qualche ora all'incontro, poi parleremo ai capi>>.
Il
ragazzo, seppur stanco, sembrava sicuro di sè.
<<Non
preoccuparti, terremo gli occhi aperti>>
Alla
fine, Alex e Draculia, si avviarono verso casa, mano nella mano.
"Che
ragazzi strani..." Mascella rientrò in casa. Non aveva sonno e
la stanchezza non gravava così tanto su di lui.
Dato
che aveva un pò di tempo a disposizione, decise di sellare il suo
cavallo. Avrebbe fatto un giro intorno alle mura, giusto per vedere
se la situazione era tranquilla.
Percorse
la via a est di Colonia. I mastri stavano preparando gli attrezzi da
lavoro e i fornai avevano appena sfornato calde pagnotte dal forno.
Arrivato
al cancello est, notò le gurdie darsi il cambio.
"Sembra
tutto a posto" pensò.
Non
poteva fare a meno di pensare alla scorsa notte e ai tizi strani che
si aggiravano al di fuori delle mura; era un pensiero che lo stava
assillando.
Sarebbe
stata una lunga giornata per gli Imperatori.
Una
giornata durante il quale tutto sarebbe potuto accadere.
La
prudenza non doveva essere mai troppa.
E
allora cos'era quel brutto presentimento?
Continua

