lunedì 11 maggio 2015

VIII Capitolo - Che razza di scherzo è questo?

Capitolo 8


<<Non credi sia ora di smetterla?>> esclamò una voce.
Demis non credeva alle proprie orecchie. C'era un'altra persona oltre a loro tre. "Che storia è questa?" pensò allibito. Da quanto tempo era lì?
Probabilmente aveva assistito a tutta quella manfrina senza nemmeno intervenire.
E soprattutto... Che cosa intendeva dire? Demis non ci capiva più niente.
Sembrava tutto così irreale eppure il dolore pungente provocato dalle catene e il suo corpo indolenzito non erano frutto dell'immaginazione;
quindi che cosa stava succedendo? e chi era quella gente?
La donna a cui apparteneva la voce, pareva spazientirsi sempre di più. <<Forza>> disse avvicinandosi a loro <<non abbiamo tempo da perdere gli altri stanno aspettando qua fuori. Tirali giu, è tempo di andare.>>
Lo sconosciuto sembrò borbottare delle frasi sommesse poi Demis si sentì cadere nel vuoto e un attimo dopo ci fu il colpo.
L'impatto con il pavimento non fu dei più morbidi e gli ci volle qualche minuto per riprendersi. Intanto senti due mani afferrare le catene e liberarlo dalla morsa di quella ferraglia.
<<Che cosa significa tutto questo?>> Anca doveva essere sorpreso tanto quanto lui. Si misero a sedere e poterono togliere la benda dagli occhi;
la vista impiegò del tempo a tornare.
Se non avesse avuto gli occhi bendati avrebbe anche potuto abituarsi al buio ma era stato costretto a tenerli chiusi, e per questo fece fatica.
Ma come tolse la benda, nonostante fece passare dei minuti prima di aprire gli occhi, rimase comunque accecato.
C'era una luce fortissima. Possibile che fosse giorno?
<<Per quanto tempo siamo rimasti qua?>> chiese.
L'uomo incappucciato rise. Rise cosi forte e ininterrottamente per svariati minuti finche non si decise a riprendere fiato.
Si asciugò una lacrima e, sospirando, guardò i due ragazzi.
<<Siete rimasti qui tutta la notte. Se non fosse per questa seccatura, vi avrei uccisi. Ma forse è meglio così, almeno mi divertirò ancora con voi>>.
Non appena furono in grado di vedere, Demis e Anca cercarono il volto dei due.

<<Che razza di scherzo è questo?>> Anca stava urlando contro Michele.
Con le mani chiuse nei pugni stretti e i denti digrignati, faticava davvero tanto a trattenersi dal prenderlo per il collo e spaccargli la faccia contro un muro. Demis li fissava immobile.
Michele invece continuava a provocarli. <<Se non fosse stato per la seccatura che mi ha interrotto, voi sareste già morti>> disse indicandola.
Danara sospirò. Odiava quelle scenate di Michele. Ogni volta che glielo affiancavano finiva così.
Si appoggiò al muro con la schiena e incrociò le braccia al petto.
<<Direi che il piano è riuscito abbastanza, Michi. Recupera le tue cose e ce ne andiamo>>.
Demis e Anca la guardarono. <<Dana, ma che sta succedendo? Di che piano state parlando?>>
All'esterno, un forte rumore di clacson richiamò l'attenzione di tutti.
Dana si avviò fuori. <<Sbrigatevi. Non abbiamo più tempo.>>
Nessuno si mosse.
Anca e Demis erano stanchi della situazione assurda che stavano vivendo. Alla fine sbottò con rabbia, come c'era da aspettarsi, e disse:
<<Io da qui non me ne vado. Ci dovete una spiegazione>>
"Oh, ma dai!" Non ne poteva davvero più. Stavano perdendo un sacco di tempo prezioso. Alla fine decise. Anche a costo di andarsene senza di loro sarebbe salita su quella macchina. Sicuramente il capo si sarebbe infuriato ma non poteva compromettere di certo il futuro di una missione cosi importante.
Dana scosse la testa. <<Fa quello che ti pare...Michi, andiamo>>
Uscì dal magazzino infuriata. Quando salì in macchina, gli altri non dovettero nemmeno chiedere il motivo della sua rabbia. Dopo pochi minuti di silenzio fu lei stessa a dire che avrebbe lasciato loro solo due minuti per decidere.
Fortunatamente non ci fu bisogno: Demis, uscì deciso e Anca era con lui.
Finalmente si tornava a casa.

La mattinata arrivò presto. Alex e Mascella non avevano dormito per niente.
Dopo aver girato in lungo e in largo a cercare Draculia, alla fine la trovarono che correva verso di loro con aria preoccupata.
Tornarono a casa di Mascella, dove la moglie, dopo aver messo a letto il bambino, aveva offerto loro qualcosa di caldo da mangiare.
Durante il pasto, nessuno fiatò. Regnava il silenzio più totale; silenzio che venne presto spezzato dalla donna.
<<Avrete sicuramente molto di cui parlare, perciò vi lascio da soli>>.
Salutò i due ragazzi, invitandoli a passare ancora a trovarli, diede un bacio sulla fronte delmarito e infine andò a riposare.
Non appena terminarono di mangiare, decisero che era arrivato il momento di affrontare la questione. Così restarono lì, a parlare per tutta la notte di ciò he era accaduto, finchè Draculia non si addormentò.
Stava con le braccia incrociate sul tavolo e la testa che vi poggiava sopra.
Alex pensò che doveva essere davvero stanca. Le scostò una ciocca di capelli ricci dagli occhi con delicatezza. "A dir la verità, lo siamo tutti e tre".
Le mise il mantello sulle spalle, poi si accasciò contro lo schienale della sedia.
<<Pensi che si possa trattare di spie? Magari mandate a recuperare informazioni..>>
Mascella parve dubbioso.
<<Perchè lasciarla andare? soprattutto senza informazioni utili per delle spie>>
Alex pensò che doveva aver ragione, era davvero strano. Eppure non sapeva più cosa pensare di quella situazione. Se davvero si fosse trattato di spie, l'avrebbero rapita. Invece non le avevano chiesto nulla da lasciar pensare che si trattasse di qualcuno che aveva intenzione di nuocere alla gilda.
<<Sarà meglio parlarne con Loris e Roda, non credi?>> disse Mascella.
Alex annuì. Guardò distrattamente il fuoco, mentre i pensieri lo assalivano.
La brace era ormai del tutto consumata e il tepore accogliente che aveva generato fino ad allora stava svanendo. Di tanto in tanto, sulla superficie del legno, serpeggiava una venatura di scintille dorate. Il ceppo era quasi del tutto arso, scricchiolava sotto le flebili fiamme che Mascella di tanto in tanto tentava di ravvivare, poi si spezzò in due. Quando entrambi i pezzi divennero cenere, il sole stava facendo capolino dietro le montagne.
Alex si alzò e svegliò Draculia <<E' ora di tornare a casa>>
Quando la ragazza uscì, Mascella fermò Alex afferrandolo per il braccio.
<<Tienila d'occhio e fate attenzione>> lo lasciò andare e aggiunse <<Ci vediamo tra qualche ora all'incontro, poi parleremo ai capi>>.
Il ragazzo, seppur stanco, sembrava sicuro di sè.
<<Non preoccuparti, terremo gli occhi aperti>>
Alla fine, Alex e Draculia, si avviarono verso casa, mano nella mano.
"Che ragazzi strani..." Mascella rientrò in casa. Non aveva sonno e la stanchezza non gravava così tanto su di lui.
Dato che aveva un pò di tempo a disposizione, decise di sellare il suo cavallo. Avrebbe fatto un giro intorno alle mura, giusto per vedere se la situazione era tranquilla.
Percorse la via a est di Colonia. I mastri stavano preparando gli attrezzi da lavoro e i fornai avevano appena sfornato calde pagnotte dal forno.
Arrivato al cancello est, notò le gurdie darsi il cambio.
"Sembra tutto a posto" pensò.
Non poteva fare a meno di pensare alla scorsa notte e ai tizi strani che si aggiravano al di fuori delle mura; era un pensiero che lo stava assillando.
Sarebbe stata una lunga giornata per gli Imperatori.
Una giornata durante il quale tutto sarebbe potuto accadere.
La prudenza non doveva essere mai troppa.
E allora cos'era quel brutto presentimento?
Continua